CONCEPT

FABER CASTELL

Onlinebroschuere2017

 

SPAZIO TEMPO

E’ bastato il primo puntino sul foglio bianco, parecchi anni fa, per rendermi conto che non è una tecnica come le altre. I concetti di spazio e di tempo in rapporto all’opera finita risultano completamente stravolti.

Quanto allo spazio si finisce inevitabilmente con l’essere catapultati in una dimensione che non capita di dover valutare nella vita normale: l’incredibilmente piccolo.
Quella che da qualche metro di distanza può sembrare una colonna classica dalla superficie uniforme e levigata, svela alla vista, avvicinandosi, un mondo sempre più nitido e particolareggiato fatto di venature, piccole imperfezioni, bucherelli quasi impercettibili, crepe, ombre e rilievi. Avvicinandosi ancora si giunge al microscopico, all’essenza del visibile. Vale per qualsiasi cosa.
Quanto al tempo, non c’è da preoccuparsi.
E’ l’ unico vero alleato. Lui sa aspettare e non mi giudica mai.
 
 
Space and Time
The first dot on a blank sheet many years ago was sufficient to make me aware that this is not a technique like any other. The concepts of space and time in relation to the finished artwok are completely altered.
As to the space, one is inevitably thrown into a dimension which does not happen to be evaluated in everyday life: the extremely small.
What a few feet away may seem a classic column with an even and smooth surface, will reveal itself at closer look as an increasingly sharp and detailed world, made of venis, small imperfections, almost imperceptible tiny holes, cracks, shadows and reliefs. This holds true for any object.
 
As to the time, it’s not a problem.
Time is my only ally, it can wait and will never judge me.
 

Tecnica

Rapidograph è una penna tecnica utilizzata principalmente nella progettazione ingegneristica ed architettonica. Serve per tracciare linee nitide e precise, dello spessore che può variare da 2 millimetri (2.0) a un decimo di millimetro (0.1). Usata in modo diverso, picchiettando lievemente sul foglio, riproduce invece dei punti perfetti. In entrambi i casi per ottenere risultati decenti è necessario maneggiare con estrema cura perchè l’inclinazione e la pressione esercitati sul rapido influenzano la forma e la dimensione del tratto.

Lo Zerodue utilizzato nei primi lavori è un formidabile strumento di precisione. Quanto può esserlo un pennino di due decimi di millimetro di diametro. In commercio esistono solo tre “rapidi” con diametro inferiore: lo 0.18, lo 0.13 e lo Zerouno, appunto. Per veri intenditori.

01

Solo punti. Solo Zerouno. Mi viene naturale e non concepirei fare diversamente. Ognuno dei miei lavori è composto unicamente di puntini dello stesso diametro. Non esistono linee e non esistono punti di diversa grandezza, neppure nelle porzioni più scure dell’immagine. Non uso lenti di ingrandimento perchè ho la fortuna di non averne bisogno. Durante il lavoro la distanza dei miei occhi dal foglio può variare da pochi centimetri a una trentina, a seconda di cosa sto realizzando e come voglio farlo. Può sembrare strano ma in alcuni frangenti è utile procedere con una visione sfuocata, quindi allontanando il punto di vista. Se ciò non basta è possibile socchiudere le palpebre fino a raggiungere il grado di sgranatura desiderato. Soltanto così si ottiene una percezione complessiva del contrasto e delle tonalità. Puntini a volontà quindi, uno accanto all’altro, uno dopo l’altro.

E’ contro natura.

Per riprodurre su un foglio una qualsivoglia figura o segno, l’istinto è quello di puntare sul piano lo strumento scrivente e farlo scivolare in un gesto meccanico che, seppure breve, ha una sua durata ed un suo sviluppo quantitativo. Il punto no. E’ un unico gesto istantaneo nello spazio e nel tempo. Con una sola pennellata è possibile dare un’impronta ad un’intera opera. Con un puntino di un decimo di millimetro di diametro, no. Ogni punto ha rispetto all’opera finita un peso specifico che tende a zero, è irrilevante. Tutto facile, quindi. Se sbaglio questo punto mi rifaccio con il prossimo. Soprattutto se il tono prevalente è scuro. Certo, è così. Ma è molto di più.

Negli anni la mia tecnica si è naturalmente affinata. La mano è ora più veloce e più precisa. Il fine del mio lavoro è diventato il realismo estremo. Iperrealismo in bianco e nero. Niente matite, niente pennelli, niente computer. Un rapido, una buona luce direzionabile, un’immagine in bianco e nero da ri-creare, un bel foglio bianco di carta ruvida e una mano che picchietta instancabile in una danza sincopata per decine e decine di ore (mediamente tra le 200 e le 350). A un decimo di millimetro dalla realtà.

 

Tech

Rapidograph is a technical pen primarily used for engineering and architectural design. It serves to draw sharp and clean lines, with a thickness from 2 millimeters (2.0) to a tenth of millimeter (0.1).

When used in a different way, by tapping lightly on the paper, it is possible to obtain perfect dots. In both cases, in order to secure acceptable results, it is necessary to handle the pen with utmost care since the inclination and pressure exerted on the same can influence the shape and dimension of the drawing.

The ZeropointTwo pen used in my early works is an excellent precision instrument, as far as a two tenth millimeter nib can be. Only three Rapidograph models with a smaller diameter are available on the market: 0.18, 0.13 and ZeropointOne (ZeroPuntoUno), the one for truly connoisseurs.

Only dots. Only ZeropointOne. For me it’s natural and I couldn’t do otherwise. All my artworks consist of dots having exactly the same diameter. No lines and no dots with different size, not even in the darker areas of the drowing. I’m not using magnifying glasses because luckily enough I don’t need them. During the job the distance of my eyes from the paper can vary from a few centimeters to about 30-35 cm, depending on the subject and how I want to obtain it. It may sounds strange but in some cases a blurred vision may be preferable, in order to modify the point of view. if it is not enough, you can squirt your eyelids slightly to aquire the desired degree of blurriness. Only so you can achieve an overall perception of contrast and tone. Dots at will then, side by side, one after another.

But nevertheless, this is contrary to nature: to reproduce whatever shape or sign on a paper, your instinct leads you to point the writing instrument onto the paper surface and to slide it with an unconscious, mechanical movement which, although short, has its quantitative development. With the dots, instead, it’s a single instantaneous gesture in time and space. A single brushstroke can highlight a whole painting, a one-tenth-of-millimeter dot can’t. Each dot’s specific weight with respect to the finished work is near zero, it is irrilevant. All easy,  then. If one dot is bad, I can compensate with the next. Expecially if the prevailing tone is dark. Sure, it is so. But it is much more.

Over the years, my technique has obviousely improved. My hand now is faster and more accurate. The goal of my work has become extreme realism, hyperrealism in black and white. No pencils, no brushes, no computer. A Rapidograph, a good directional lamp, a black and white picture to re-create, a clean white sheet of roug paper, a hand tapping tirelessly in a syncopated dance for dozen of hour (on average from 200 to 350). at one tenth of millimeter from reality.